A proposito di uva, orge e baccanti.

“Nessuna orgia degna di questo nome può fare a meno dell’uva, frutto del piacere, di Bacco e di tutte le divinità più allegre”.

Anche se non ho in programma, almeno nell’immediato, nessuna orgia, sono perfettamente d’accordo con Isabel Allende: l’uva è un frutto mitico. Per il suo sapore unico, per la struttura del grappolo con quei piccoli elementi distinti ma tutti impegnati a formare un unico insieme. E poi l’uva nasce in autunno, la stagione più bella dell’anno, quella in cui anch’io comincio a rinascere dopo l’estate, stagione volgare, soffocante e dagli odori troppo acuti. E’ un godimento fisico ed estetico passeggiare nei campi in autunno quando tutti i colori si infiammano, l’aria è frizzantina, le vigne splendono di porpora e oro e di bei grappoli succosi.

Golden Grape

Golden Grape

Non è un caso che fra tutti i miei gioielli, la “Grape Collection” sia quella più declinata. Ho creato (e creo) uve con i materiali più svariati: dal vetro al ferro, dalla gomma alla ceramica, ai materiali di riciclo. Realizzo soprattutto collane perché mi piace immaginare la donna come la dea Vite (una divinità ben più antica di Dioniso e Bacco), con il collo accarezzato da grappoli di opulenta bellezza. E mentre lavoro alle mie uve, chicco dopo chicco, penso ad un mondo magico e arcaico che se la godeva alla grande, fra canti, vino e sesso, in una perenne esaltazione del carpe diem.

Dioniso, Bacco e allegra compagnia

Dioniso, figlio di Giove, è una divinità complicata, con una storia lunga e incasinata. Ma quando c’è di mezzo Zeus, le cose non sono mai semplici. Un’infanzia orribile: cucito dentro una coscia di quell’infame padre, trasformato in capretto, tradito e umiliato. Sarebbe sicuramente diventato un sociopatico serial killer se non avesse incontrato le Ninfe dei boschi (sante donne) che se lo presero a balia. Così il piccolo Dioniso cresce sano e spensierato superando tutti i traumi infantili e diventando una delle divinità più simpatiche, allegre e socievoli. Insegna agli umani l’agricoltura, la coltivazione della vite, a vivere in un modo più spontaneo e leggero. Lo si vedeva sempre in giro per boschi e campagne, a ballare e bere con i suoi amichetti e amichette: satiri, driadi, centauri, sileni, menadi e amadriadi (ogni tanto arrivava anche un certo Priapo, famoso per una peculiare deformità), in un continuo inno alla vita. Non era proprio una compagnia da circolo del ricamo ma si dovevano divertire come matti. Il nostro Dioniso fu chiamato dai romani Bacco perché faceva sempre un gran casino e infatti da lui deriva la parola “baccano”.

Baccanali, baccanti e baccano

I Baccanali rappresentavano un’occasione unica per le donne di evadere da ruoli e regole quotidiane. Una fuga eccitante (in tutti i sensi) dall’oppressione sociale, dai ruoli imposti. Un rifugio nelle pulsioni più naturali e ataviche “nell’ombroso verde dove i piccoli esseri del bosco vivono non visti” (Euripide. E ho detto stecco). Un caotico, colorato corteo, ebbro e danzante, che univa le donne senza distinzione di età e ceto. Matrone attempate, giovinette, nobili e popolane Tutte a ballare insieme nei boschi alla musica di tirsi, cembali e flauti. Mi immagino perfettamente la scena, con tutti quei maschietti a disposizione che non avevano certo problemi di identità di ruolo o di crisi esistenziali. Beatissime loro. E fra canti, urli, Evoè, il vino scorreva a fiumi ed è chiaro come andava a finire. Gli animi erano ebbri e felici, i boschetti invitanti e quello che doveva succedere, succedeva.

Che invidia!

Allora, in questo nuovo autunno che illumina tutto con i colori più belli e la natura tesse tappeti di foglie porpora e oro, orniamo i nostri décolleté con uva e tralci e, come novelle baccanti, danziamo ogni giorno la bellezza della vita.

Evoè!

“Questi lieti satiretti, delle ninfe innamorati, per caverne e per boschetti, han lor posto cento agguati. Or da Bacco riscaldati ballon, salton tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia, di doman non c’è certezza”

Ci sentiamo martedì.